The Social Dilemma

La mia su The Social Dilemma

Sto guardando il documentario su NetflixThe Social Dilemma“. Ho dovuto interromperlo perché sono stato attraversato da una serie di riflessioni che desidero esporvi subito, finchè sono calde.

Il documentario parla, degli studi che stanno alle spalle dei social media per farci stare più tempo possibile attaccati al telefono a scrollare per poterci propinare più pubblicità possibili e nel frattempo per poterci profilare in maniera sempre più precisa.

Quando il fatto di vedere amici che al posto di soffrire in piedi sul divano nei minuti finali di una partita concitata preferiscono immergersi in Instagram perché non riescono ad affrontare la tensione oppure passare pranzi di famiglia con parenti più attenti al cellulare che al cibo inizia a diventare la norma, bisogna riflettere.

Non le solite riflessioni, questa volta

In questo articolo faremo delle riflessioni molto più bastarde ed egoiste, ma ogni tanto ci vuole.

Dicevamo di quelle persone che ormai hanno fatto dei social i loro compagni di pasto o di partita di calcio.

A seguito di “The Social Dilemma” il primo gesto spontaneo potrebbe essere quello di condividerlo con loro. Alla fine è giusto metterli in guardia del pericolo che stanno correndo, del fatto che la piattaforma è gratis ma il prodotto sono loro ecc ecc.

Sapete cosa? Non sortirà nessun effetto!

Forse nelle ore successive, ma già il giorno successivo tutto tornerà come prima.

E quindi come fare a risolvere la situazione?

Non si può. Almeno, noi non possiamo fare nulla per gli altri. Gli altri si salveranno da soli, sempre se vorranno e se riterranno questa situazione pericolosa per loro.

Altrimenti continueranno così… E sarà giusto così, se è quello che vorranno fare.

Perché e per chi dovrei vedere The Social Dilemma, quindi?

Dobbiamo vederlo per poter cambiare l’unica persona che possiamo aiutare davvero e della quale ci interessa! Indovinato? Già… Per noi stessi!

Pensare agli altri è assolutamente pericoloso e improduttivo.

Sia perché distoglie l’attenzione da noi stessi (e ci solleva dalla responsabilità), sia perché come detto in precedenza gli altri non si possono cambiare (e in definitiva, come vivono la loro vita sono anche giustamente cazzi loro!).

La scelta giusta è quella di pensare solo ed esclusivamente a noi stessi. Cosa usiamo e per quanto lo usiamo? Cosa ci da a fronte del tempo che ci spendiamo?

Personalmente potrei giustificarmi dicendo che devo stare su Facebook perché ho la pagina di diventeromilionario. E potrebbe anche essere un’ottima scusa, dato che ricevo svariati messaggi.

Purtroppo, ogni volta che entro trovo sempre qualche post stronzo o qualche ricordo che mi fa perdere più tempo di quanto vorrei, mi distrae da tutto il resto e mi ruba energie mentali (per quanto poche).

Bisognerebbe analizzare il vantaggio di cancellare la pagina paragonato allo svantaggio di non potermi più far contattare tramite quel canale.

So cosa state pensando, ovvero…

Che vantaggio vuoi avere?

Il vantaggio nel cancellare Facebook, così come tutti gli altri social, è il fatto di tornare in possesso di se stessi e dei propri pensieri.

Essendo tutto studiato per tenerci incollati al telefono, ogni volta che apriamo quelle app sappiamo di trovare qualcosa che ci darà sollievo/gioia/distrazione.

Così facendo, alla lunga, non si avrà più uno scudo personale contro le cose negative. Ci si rifugerà nel cellulare, tanto lui sa come togliere le castagne dal fuoco!

E con questa frase sto per giungere a…

La riflessione bastarda!

Tutto questo per arrivare a dire che… Ben vengano quelli che si sfondano di social e di Netflix.

Ci danno un vantaggio competitivo incredibile. Ci basta stare fermi per aumentare il divario con loro.

Un po’ come se alla partenza dei 100 metri, dopo lo sparo, gli altri concorrenti corressero verso gli spogliatoi invece che verso il traguardo.

Bolt vince non usando il cellulare
Esattamente così!

Vinciamo noi camminando tranquillamente.

Questo può essere vero nell’ambiente di lavoro. Poniamo di passare la pausa caffè vagando con la mente sul come risolvere eventuali problemi (anche semplici) dell’azienda, invece che stare al cellulare.

Magari al primo anno non succede nulla, ma subito dopo di colpo diventiamo delle macchine risolvi problemi.

Mentre i nostri colleghi restano a giocare a candy crush, noi facciamo carriera.

Oppure in famiglia, parlare a tavola senza avere il cellulare sottomano da tutto un’altro valore al rapporto con gli altri.

Certo, sono cose che richiedono tempo e impegno, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Se lo si desidera, ovviamente.

Il vero pericolo dei social raccontato con un esempio

E’ notizia di oggi che Megan ed Harry hanno donato 10.000$ ad un canile. Hanno salvato 12 cani che stavano per essere soppressi.

La foto del cane liberato
La foto del cane liberato

Ora che lo sapete, vi confesso che me lo sono inventato di sana pianta.

Però il vostro cervello ha immagazzinato la notizia e magari la prossima volta che sentirete parlare dei Harry e Megan vi verrà da pensare “ah, si, hanno anche salvato 12 cani”.

Quindi

  1. la notizia è inutile per noi
  2. la notizia è falsa
  3. occupa spazio nel nostro cervello

Questo è in realtà il vero pericolo dei social. Riempirsi di immondizia togliendo spazio per le cose che contano davvero.

Se poi l’immondizia provoca anche odio, apriti cielo! Energie sprecate a tutto andare.

Concludendo

Per arrivare ai miei obiettivi avrò bisogno del 100% delle mie energie e del mio cervello, quindi riempirlo di spazzatura che mi rallenta e basta è il primo passo per la certezza del fallimento.

Questo documentario mi ha fatto ragionare sul mio utilizzo di Facebook e Instagram, assolutamente spropositato in rapporto al valore che mi restituiscono.

Se siete appassionati di temi di finanza personale o investimento su Instagram, diciamocelo, le immagini che girano sono sempre quelle. Cambia la grafica, ma letto uno ne hai letti 100. Tanta spazzatura.

E questo potrebbe essere davvero un altro piccolo tassello verso una mentalità milionaria.

Iniziare ad utilizzare i social col cervello, cercando sempre di avere a mente il rapporto tempo di utilizzo/utilità dei contenuti.

How about you?

E voi avete visto il documentario? Avete fatto riflessioni a riguardo? Fatemelo sapere! Anche ovviamente se concordate o no con quanto scritto in quest’articolo.


Nell’articolo parlo di scelte giuste, comportamenti corretti ecc. Specifico che tali atteggiamenti non esistono in assoluto, essendo totalmente soggettivi. Faccio quindi riferimento a comportamenti che, secondo me, aiutano a raggiungere una mentalità da milionario.

2 Comments

  • Simone

    Molto interessante, metto “The Social Dilemma” tra i documentari da vedere su Netflix.

    Personalmente ho già fatto molte riflessioni di questo genere, arrivando ad una conclusione poco scontata: togliermi dai social per la mia personalissima esperienza è più una perdita che un guadagno.

    Mi sono già cancellato da tempo da quelli che non uso (vedi Twitter) o evito direttamente di iscrivermi da quelli che so già non fanno per me (TikTok ad esempio).
    Personalmente ne tengo solamente tre, ognuno per uno scopo preciso:

    Facebook: uso generale, interagire nei gruppi con persone che hanno fatto parte della mia vita durante esperienze formative.
    Instagram: coltivare passioni. Ho la passione della fotografia e dell’arrampicata. Tutti i miei post e quelli che seguo sono relativi a questi due. Inoltre seguo pagine di motori, formula 1… insomma è questo il social per lo svago.
    Linkedin: lavoro e formazione… per quando ho bisogno di uno svago un po’ più “serio”.

    Dal mio punto di vista in nessuno dei casi si tratta di perdite di tempo. Anche passare una mezzoretta su instagram a vedere video di imprese sportive (consiglio il canale delle Olimpiadi, che è tanta roba) non può fare che bene allo spirito ed alla propria motivazione.

    Per il resto quello che conta non è l’uso, ma l’abuso… infondo con un coltello puoi tagliarci il pane o uccidere una persona, sta a noi la scelta.

    • admin

      Ciao Simone!
      Il problema di fondo è che tu pensi di usarli, in realtà sono loro che usano te proponendoti contenuti in maniera subdola e cercando di renderti dipendente. Dico “tu” per dire una persona in generale, non mi riferisco a te in particolare ovviamente.

      La cosa che ho trovato preoccupante e alla quale non avevo mai pensato è che ad esempio tu dici “quello è il social dello svago”.
      Niente di male fino a quando l’algoritmo dice:”ah, quell’utente si svaga così! Diamogli più contenuti simili”. E magari di contenuto in contenuto passi pian piano a vedere video totalmente diversi da quelli iniziali.
      Il rischio quindi è quello di esporre le nostre preferenze e di vederle sfruttate per farci stare più tempo attaccati ai social. E più ci stiamo più vogliamo starci.

      Una volta mi sono trovato a pensare “Ma cosa cazzo sto guardando??” mentre visualizzavo il video di un pescatore giapponese che tirava a riva un pesce gigante. E da là, grazie a quel barlume di razionalità ho iniziato ad essere un po’ più diffidente nei confronti dei social.
      Il documentario mi ha fatto aggiungere un ulteriore tassello e mi ha fatto fare un passo in più nel ragionamento.

      Giustamente dici che “il problema non è l’uso, ma l’abuso”. Sto iniziando a pensare che l’abuso avvenga da parte dei social nei nostri confronti.

      Giacomo

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