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ETF a distribuzione o accumulazione?

In questo articolo andremo ad analizzare le differenze tra ETF a distribuzione e accumulazione e cercheremo di capire in quale dei due ha più senso investire.

Alla fine vedremo anche alcune situazioni nelle quali ha più senso uno rispetto all’altro.

Prima di iniziare, però, dobbiamo ripassare alcuni concetti base. Cosa sono gli ETF lo abbiamo già approfondito, non ci resta che capire la differenza tra le due tipologie esistenti.

E lo faremo nel prossimo paragrafo.

Cosa vuol dire distribuzione o accumulazione?

Un ETF a distribuzione altro non è che uno strumento finanziario che stacca dividendi periodicamente, mentre quello ad accumulazione li reinveste automaticamente senza che passino per il nostro conto corrente.

In base al gestore di fondi che li emette, possono avere delle denominazioni leggermente diverse che non cambiano però la loro natura.

Potremmo trovarci di fronte a Dist, Dis o D oppure Capitalising, Acc o A per rispettivamente distribuzione e accumulazione.

Il capital gain e i dividendi

Un altro concetto fondamentale che potrebbe trarre in inganno, è la tassazione sul Capital Gain.

Questa è del 26% ma solamente sul guadagno che l’investimento ci ha fruttato, non su tutto il capitale.

Se io investo 1000€ e dopo un anno valgono 1300€, nel caso di vendita il 26% lo pago sui 300€ (1300-1000) e di conseguenza mi trovo in cassa 1222€.

In Italia anche i dividendi sono soggetti al capital gain, tranne nel caso che essi vengano reinvestiti direttamente.

Negli Stati Uniti, invece, sia che vengano incassati che vengano reinvestiti, sono ugualmente soggetti a tassazione.

Pro e contro dei due tipi di ETF

Ora che abbiamo chiarito questi concetti, possiamo andare ad analizzare nel dettaglio tutte le caratteristiche positive e negative di ognuno dei due metodi.

ETF a distribuzione

Pro

Ogni mese/trimestre/anno ci troviamo in conto una cifra (auspicabilmente sempre in aumento) solamente per il possesso di questi titoli.

La relativa prevedibilità di questi introiti ci permette di effettuare dei calcoli e delle stime accurate per poter capire:

  • Quanto capitale dover investire per raggiungere il nostro obiettivo
  • Che tipo di stile di vita potremo permetterci da quel punto in avanti, visto che il valore dei dividendi staccati viene dichiarato tra le 2 e le 3 settimane prima

Essendo inoltre i dividendi molto meno volatili (soprattutto nelle dividend aristocrat) rispetto al valore dei titoli azionari, eventuali crolli di mercato verrebbero meglio tollerati.

Contro

Nel caso la nostra intenzione fosse quella di reinvestirli, sono fiscalmente meno efficienti. Come detto prima, difatti, subiscono la tassazione del 26% che la sua controparte ad accumulazione non paga.

ETF ad accumulazione

Pro

Reinvestendo tutti gli utili questi titoli sono per forza di cose portati ad avere una crescita maggiore, anche grazie al vantaggio fiscale dell’Italia che non tassa i dividendi che vengono usati a questo scopo.

Nel caso di orizzonte temporale molto lungo, quindi, saranno dei compagni affidabili. La strategia che si può abbinare benissimo è quella set&forget, dato che non dobbiamo tornare periodicamente per vedere se abbiamo sufficienti fondi per reinvestire oppure no.

Contro

Uno degli svantaggi più grandi è di sicuro dato dal fatto che ogni qual volta necessitiamo denaro, dobbiamo fare un’operazione di vendita titoli.

E questo, come sappiamo, ha un costo. Su Fineco attualmente è di 19€, che se rapportato ad un prelievo di 1000€ è un bel 1.9% al quale aggiungere sempre il 26% di Capital Gain.

In caso di crollo di mercato, inoltre, potremmo essere costretti a prelevare del capitale che al momento è in perdita, ovvero a parità di valore riceviamo meno di quello che abbiamo depositato.

Non posso neanche contare sul fatto che riprenderà valore dato che una volta che lo ho preso per spenderlo, questo non contribuirà più al rilancio del portafoglio una volta che la fase negativa sarà terminata.

I rendimenti reinvestendo e non

Nel grafico qui sotto, preso dal sito JustETF, possiamo vedere la differenza tra il reinvestimento dei dividendi (barra arancione) e sommando il dividendo al valore del titolo (barra blu).

I soldi prelevati, non contribuendo alla crescita del valore del titolo, rallentano di molto la prestazione.

L’esempio più lampante è l’ultimo, dove l’ETF sullo S&P 500 triplica invece che quadruplicare.

Rendimenti degli ETF ad accumulazione o a distribuzione
Ricerca del 30/06/2021, performance da quanto l’ETF è stato fondato

I rendimenti dei due tipi di ETF

Eccoci al punto di maggior interesse. Va bene tutto, ma in soldoni quale dei due ETF rende di più?

Per fare questi conti sono andato a cercare due ETF di Vanguard, il FTSE All-World Accumulating e Distributing. Il primo è stato fondato solo a fine 2019, mentre il secondo nel 2012 (e sono identici a livello di allocazione).

Molto probabilmente la differenza nella dimensione dei fondi, nel caso l’aveste notata, è dovuta alla giovane età di uno dei due.

ETF All World di Vanguard ad accumulazione e a distribuzione
ETF All World di Vanguard ad accumulazione e a distribuzione

Cosa importantissima e che mi ha stupito è che il TER è dello 0.22% per entrambi i fondi (se non sapete come si paga il TER degli ETF leggete qui.).

Questo ci permette di poter tralasciare questo costo all’interno delle nostre valutazioni e semplificarle di molto.

Difatti a parità di condizioni è ovvio che, parlando prettamente di rendimenti, convenga quello ad accumulazione piuttosto che la versione a distribuzione.

Difatti nel secondo caso devo sia sostenere i costi per l’acquisto delle nuove quote e in aggiunta ho già pagato il 26% di trattenuta sui dividendi che vado a reinvestire.

Se il nostro scopo è dunque quello di investire per il lungo periodo, l’accumulazione è la strada preferibile.

Se invece vogliamo optare per una rendita passiva, la distribuzione è quello che fa per noi.

Possiamo cambiare idea

La nostra strategia potrebbe sembrare ottima agli inizi ma, si sa, le necessità variano con il tempo e possono farlo in maniera davvero repentina.

Di seguito ho immaginato un paio di scenari nei quali sia assolutamente corretto partite con uno piuttosto che un altro e alla fine vediamo come sia possibile (e in certi casi necessario) cambiare idea e i relativi costi associati.

Investire per i figli

Come saprete se seguite il podcast o il blog da qualche tempo, ho una figlia di quasi tre anni.

Da quando è nata ho sempre pensato a cosa avrei potuto fare per mettere da parte un gruzzoletto che avesse un rendimento decente (non il classico conto deposito allo zero virgola qualcosa percento lordo).

Non ho mai considerato le alternative alla distribuzione, in quanto la mia visione di vita è di vivere di dividendi.

Non potendo (e non volendo) mescolare le mie entrate con le sue, però, ho capito che dovevo trovare un altro approccio.

E l’accumulazione era proprio la strada che faceva per me visto che mi garantiva una crescita maggiore grazie al reinvestimento dei dividendi senza tassazione e non necessitava di successive operazioni di acquisto da parte mia.

Come fare per darglieli?

Per quanto riguarda il passaggio dei titoli una volta diventata maggiorenne, non c’è alternativa a quella della vendita con conseguente pagamento della tassazione del 26% sul capital gain. Ma di quello ne parleremo tra 15 anni.

Indipendenza Finanziaria

Nel caso il nostro obiettivo fosse quello di renderci finanziariamente liberi il prima possibile, l’introito periodico da dividendi è la metodologia più usata per raggiungere questo scopo.

In alternativa saremmo costretti ad erodere il capitale per pagare le spese e, come detto prima, potremmo doverlo fare in un periodo di mercato bearish.

Vendere per cambiare strategia

Abbiamo già accennato al fatto che potrebbe presentarsi la necessità di vendere per cambiare strategia.

Ovvero dopo aver detenuto per un determinato numero di anni uno o più titoli ad accumulazione, li vendo per acquistare qualcosa che mi stacchi dividendi periodici.

Quando, ad esempio, vado in pensione o decido di smettere comunque di lavorare e voglio creare un introito aggiuntivo.

In questo caso ci troviamo con un capitale da investire che è azzoppato del 26% (ricordo, solo del guadagno sull’investimento, non su tutto l’investimento) e che ci fa ripartire qualche passo indietro rispetto a dove eravamo arrivati.

Altra nota negativa è che un acquisto sum lump non ci fa godere del Dollar Cost Averaging e, in ultimo potremmo subire una fase di mercato calante subito dopo la nostra maxi-operazione.

Decisamente non una bella sensazione.

Concludendo

Alla luce di quanto detto, ho onestamente rivalutato i titoli ad accumulazione, quantomeno come investimento per il futuro dei figli.

Alla fine dovremo liquidare in ogni caso quei titoli, quindi la scelta è obbligata.

Per quanto riguarda il mio portafoglio, invece, l’idea è quello che rimangano con me e che crescano fino alla fine (mia).

Non ho voglia quindi di trovarmi nella situazione di vendere periodicamente i miei titoli e preferisco rinunciare a parte dei guadagni ora in favore di una tranquillità futura.

Siete per l’accumulo o per il dividendo?

Voi avete una strategia chiara o state ancora valutando con che approccio iniziare? Fatemelo sapere nei commenti o via mail a info@diventeromilionario.it.


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