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Un’ora in più, un’ora in meno… cosa vuoi che cambi!

Come detto nell’episodio 56 del podcast martedì sera sono stato a Milano per un incontro tra imprenditori, esperti di marketing, cripto esperti, gestori di e-commerce ecc. (resoconto audio qui, seguirà resoconto anche sul blog).

Fatto sta che per partecipare a questa riunione dovevo arrivare a Milano per le 21 e ripartire verso mezzanotte.

Avendo 4 ore di strada ad andare e 4 a tornare, i conti sono presto fatti. Partenza per le 15.30 (per prevenire il traffico che effettivamente ho trovato) e rientro a casa per le 4 di notte.

Tutto questo per dire che ho dovuto snaturare la mia routine mattutina per dormire qualche ora in più e permettermi di evitare sonnolenza al ritorno.

Di conseguenza, la registrazione del podcast che solitamente avviene verso le 6-6.30 è slittata ad un tardivo 10.30.

Cosa vuoi che cambi?

Non mi sono neanche minimamente posto dei dubbi sull’impatto che questo cambiamento avrebbe avuto sui numeri degli ascolti del podcast.

Tanto rilascio un episodio al giorno… ora più ora meno chi mi segue mi ascolterà ugualmente.

Di seguito vi riporto i dati degli ascolti degli ultimi 5 episodi del podcast, dove chiaramente il numero 56 corrisponde a quello pubblicato fuori orario.

Ascolti degli ultimi episodi del podcast
Ascolti degli ultimi 5 episodi del podcast

Possiamo vedere come i numeri siano impietosi, un calo di almeno il 30% degli ascolti rispetto agli altri episodi.

Ragioniamoci su

A questo punto devo andare a rivedere le mie convinzioni alla luce di quello che è il comportamento reale degli ascoltatori.

Il discorso “tanto ascoltano l’episodio comunque” non sta più in piedi, per una serie di fattori che a questo punto posso immaginare con un buon grado di approssimazione.

Il primo che mi viene in mente è che le persone hanno a disposizione uno slot di tempo ben definito nei quali sono soliti ascoltarlo, ad esempio la mattina mentre vanno a lavoro.

Durando anche parecchio (15-20 minuti), probabilmente risulta loro impossibile ascoltarne due. Lasciano quello indietro dicendo “lo ascolterò, prima o poi” e alla fine, ovviamente, non lo sentiranno mai.

E quello potrebbe essere stato l’episodio nel quale sentivano qualcosa di davvero interessante che li avrebbe spinti ad agire in direzione dei loro sogni. O che li avrebbe spinti ad iscriversi a questo sito.

Valeva la pena dormire e ritardare la registrazione?

Col senno di poi sono tutti bravi, ma sarebbe stupido non trarre degli insegnamenti su quanto accaduto. E’ chiaro che le ore di sonno erano fondamentali, ma a che costo?

Magari proprio quell’episodio sarebbe stato ascoltato dal contatto chiave che mi avrebbe spianato la strada verso il mio obiettivo.

Purtroppo non lo sapremo mai. L’unica cosa certa è che questo vecchio proverbio ha proprio ragione:

Chi dorme non piglia pesci

La routine e le altre persone

L’importanza di dare una routine ai nostri contenuti ci è di aiuto per mantenere il ritmo creativo ed organizzare al meglio la giornata, ma diviene anche un modo con il quale comunichiamo con le persone che ci seguono.

Per cui, al di là dei numeri, mi dispiace aver incluso solo me nell’equazione “devo dormire = registro più tardi”.

Lo stesso dispiacere che ho provato quando il sito è rimasto bloccato per tre giorni senza che apparissero i nuovi articoli che in ogni caso stavo pubblicando.

Arrivati a questo punto del percorso, quindi, mi è chiaro il fatto che non posso più fare il cazzo che mi pare.

O meglio, posso farlo ma sapendo che avrà delle ripercussioni (piccole o grandi, non ha importanza) su quello che stiamo cercando di costruire.

Come detto nell’articolo dell’effetto composto delle scelte, tutto si riduce a fare delle azioni con costanza nel tempo sapendo che gli effetti non si vedranno immediatamente (ma neanche dopo troppo tempo).

Concludendo

Possiamo vedere come, effettivamente, un’ora in più o un’ora in meno possa fare molta differenza. Banalmente, se arriviamo a lavoro alle 10 invece che alle 9, non possiamo dire al capo: “Eh, vabbè, dai. Cosa vuoi che sia?”.

Stesso discorso posso fare per il podcast: Giacomo pubblica ogni mattina prima delle 7.

Se un giorno pubblica alle 11, è un problema. Soprattutto se questo ritardo è dovuto ad una decisione presa con così tanta leggerezza.

Noi siamo il nostro biglietti da visita, se iniziamo a dimostrarci inaffidabili la visione che le persone hanno di noi può modificarsi.

La cosa peggiore è che gli ascoltatori, molto probabilmente, non saranno consapevoli questo calo di stima.

Inconsciamente inizieremo a valere sempre un po’ meno ai loro occhi fino al punto in cui, senza un motivo apparente, smetteranno di seguirci.

Sto esagerando?

Forse sto un po’ estremizzando i contenuti, ma se lasciamo il timone della barca è molto facile trovarsi fuori rotta in poche settimane.

E tutto il lavoro fatto negli anni precedenti può subire un rallentamento o addirittura andare in fumo.

A chi è rivolto questo articolo?

Rileggendo l’articolo mi sono reso conto che probabilmente è più orientato ai content creator alle prime armi che spero possano trarre qualche suggerimento interessante da quanto detto.

Potrebbe però anche portare i fruitori di contenuti a porsi la domanda: “Perché preferiscono certe persone ad altre?”.

Magari è proprio perché gestiscono al meglio queste piccole accortezze che sommate fanno la differenza, ma che nella visione globale di un progetto non riusciamo a capire, mettere a fuoco ed apprezzare.

Almeno non in maniera consapevole.

Fatemi sapere!

Sia che siate creatori o fruitori, sono davvero curioso di sapere la vostra opinione a riguardo di questo argomento che per quanto possa sembrare banale ha delle sfaccettature interessanti e di sicuro rilievo per il successo di qualsiasi progetto.

Vi attendo nei commenti o via mail a info@diventeromilionario.it


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