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Lukaku, il calcio e la vita in generale

Solita premessa, sono interista.

Riassunto della situazione: Lukaku dopo due anni all’inter nei quali si è fatto voler bene per l’impegno e i risultati che ha portato, è stato venduto al Chelsea per 115 milioni.

Social impazziti

Neanche a dirlo, sotto ogni post dell’Inter nei giorni precedenti alla conclusione del trasferimento si sono scatenati i commenti che chiedevano alla società di non farlo, a Lukaku di restare, al proprietari Zhang di andarsene eccetera.

Come se questo potesse fare la differenza, come se tutti non sapessero l’importanza del giocatore e l’impatto che avrebbe avuto questa cessione.

Nei social, dove tutto è numerabile, si ha la sensazione che 1 valga 1. Arriviamo a 10.000 commenti, così capiranno quanto ci teniamo e che dovrebbero ripensarci.

Tutto inutile. L’unico 1 che conta è il proprietario e lui decide il da farsi, sulla base di dati che la stragrande maggioranza delle persone ignora completamente.

L’unica protesta social che avrebbe effetto

Paradossalmente, nel mondo di internet, sapete qual è il numero che viene visto con più interesse? E che vale più dell’1 del proprietario?

Lo zero!

Già, pensate all’impatto assurdo che avrebbe per la società pubblicare un post e vedere ZERO reazioni e nessun commento.

Zero follower.

Zero vendite di magliette.

L’indifferenza è molto più pericolosa della rabbia. Già, perché fino a quando commenti con fastidio o odio, vuol dire che dietro c’è un’emozione molto forte.

Non commentando, invece, si dichiara l’assenza di tale legame. E questo sarebbe un campanello d’allarme impossibile da ignorare e che forse spingerebbe a fare sforzi mai visti prima.

Potreste obiettare: “Eh, ma senza soldi la società come fa?” “Eh, sti cazzi, affari loro”.

Se fossi io quello senza soldi, sarei nella merda molto di più, e nessuno verrebbe ad aiutarmi. Difatti loro hanno a libro paga fior fiore di consulenti e talent scout.

Sono certo che se arrivassero con l’acqua alla gola, qualcosa di spettacolare lo tirerebbero fuori senza farci aspettare troppo.

La società

Rovinare le cose belle è (purtroppo) nel dna dell’Inter. Poche ore dopo il triplete del 2010 Mourinho e Milito paventano già l’addio.

Pochi giorni dopo lo scudetto del 2021 la società dichiarava di dover tagliare gli stipendi, azzerare i premi e stava già cercando il successore di Conte, che capendo l’aria che tirava ha preferito andarsene.

Tra indebitamenti e spese eccessive, si sapeva che questa estate sarebbe stata all’insegna del vendere per ricostruire con più testa.

O meglio, intanto del vendere per ripianare i debiti. E’ risaputo che sapere quello che accade in Cina è privilegio di pochi, quindi chissà quale sarà il futuro della società. Venduta? Ricostruita con un piano ben preciso in testa?

Zhang, presidente dell'Inter
Zhang, presidente dell’Inter

Non si saprà fino a quando i giochi non saranno fatti. Di certo è che i cinesi riescono a tenere bene a bada i sentimenti, che devono essere supportati da un bilancio affidabile e con previsioni di ottimi guadagni nel futuro.

No utili, no party.

Lukaku

Mercenario, traditore e chi più ne ha più ne metta. Non c’è più l’attaccamento alla maglia.

Ragionamenti figli di un tempo andato. Una volta infatti si iniziava a lavorare e fino alla pensione si restava lì, solita scrivania, soliti colleghi, solito tutto.

Stabilità e sicurezza.

Al giorno d’oggi ci stiamo allontanando da questa visione in maniera sempre più rapida, tant’è che forse non ce ne stiamo neanche accorgendo.

La stabilità non ce la da più l’azienda per la quale lavoriamo, che potrebbe chiudere o trasferirsi o licenziarci da un giorno all’altro.

Possiamo contare solamente su noi stessi. Siamo il nostro asset più importante, per questo dobbiamo migliorare sempre, giorno dopo giorno.

In questo caso se dovesse chiudersi una porta avremmo molte più possibilità di trovare un portone aperto.

La stessa cosa ha fatto Lukaku, ha puntato su se stesso per gli scorsi due anni, migliorando costantemente e arrivando ad un livello che gli permettesse di essere corteggiato da chi ha vinto l’ultima Champions League.

Lukaku con la maglia del Belgio
Lukaku con la maglia del Belgio

Va da se che tra il restare in una squadra che ti vuole bene ma che si sta smantellando e con prospettive future non buone e l’andare da chi ti amerà di sicuro e ti darà possibilità di successo molto più alte, non c’è molto da pensare.

Se noi avessimo basato la nostra carriera lavorativa sull’eccellere e fossimo arrivati a lavorare per subito.it. Se dovessimo ricevere un’offerta di lavoro da Amazon o Google, non accetteremmo senza guardarci indietro?

Senza contare i soldi, se il nostro scopo è essere i migliori, dobbiamo andare a giocare con loro.

Altro paio di maniche se vivessimo per arrivare al week end, senza fare mai uno sforzo di più e lamentandoci in continuazione, è ovvio che pensare ad un trasferimento da qualsiasi altra parte, anche a condizioni migliori, ci farebbe ridere.

Sto qua, non voglio rotture di coglioni, mi accontento e basta.

Lukaku invece vuole le rotture di coglioni perché vuole primeggiare.

Non sto dicendo che un atteggiamento sia meglio o peggio di un altro, di sicuro stare da una parte rende certe scelte incomprensibili a chi sta dall’altra. Si ragiona a due livelli totalmente diversi.

I tifosi

Come ogni anno, indipendentemente dalle azioni svolte dalla società, la tifoseria si dividerà in tre fazioni, più o meno ampie in base alla bontà della campagna acquisti estiva.

  1. Società di merda, quest’anno non mi abbono e non guarderò neanche una partita
  2. Sono molto fiducioso per la prossima stagione, mi abbono
  3. Fedeltà ai colori sempre e comunque

Tutto questo è dovuto al fatto che l’emotività e il senso di appartenenza giocano un ruolo fondamentale in ognuno di noi, di conseguenza se ci sentiamo traditi reagiamo in maniera estrema, come se avessero fatto uno sgarro in prima persona a noi.

Chiaro, non saremmo umani se non provassimo emozioni o sentimenti intensi (positivi e negativi che siano), ma ogni tanto sarebbe giusto fermarsi e dire: “Vale davvero la pena che io sia così impegnato emotivamente in questa cosa?”.

Perché a ben vedere, alla fine di tutto, il calcio è uno spettacolo di intrattenimento. Se le prospettive per la stagione sono che la squadra non mi offrirà adeguato divertimento, faccio a meno di andare allo stadio.

Ma questa cosa la posso decidere durante l’anno, anche cambiando idea più volte in base ai risultati. E non vuol dire essere traditori.

Io pago, io voglio divertirmi. Se ogni volta devo uscire fuori nervoso e passare una brutta settimana, faccio volentieri a meno.

Possiamo prenderci una pausa e lavorare sulla nostra crescita e sulla nostra felicità, che non può dipendere da altre persone, soprattutto da un risultato ottenuto da 11 giocatori che possono avere ogni domenica i loro problemi.

Se un giocatore ha la diarrea e gioca male facendoci perdere, ha senso che io sia irritabile anche solo per un minuto a causa di questo?

Non mi sembra una cosa sensata.

La soluzione

Quello che vi consiglio io (e che faccio) è di cercare di slegare il più possibile le sensazioni negative relative ai risultati e di mantenere solo quella positive.

L’inter perde? “Ok, amen“. L’inter vince: “Che figata, vado a vedermi i gol“.

Ripeto, come detto prima, non si tratta di essere dei traditori. Si tratta di avere il giusto spettacolo a fronte del pagamento di un biglietto da parte di persone che guadagnano svariati milioni di euro l’anno.

Se lo stadio è vuoto la colpa è di quelli che ricevono uno stipendio da capogiro o di quelli che non spendono soldi perchè non sarebbero soddisfatti di quello che riceverebbero in cambio?

Avete mai visto lo speaker di una conferenza trovarsi davanti ad una stanza vuota andare in giro ad offendere le persone “perché non sono attaccate alla società”?

No, la prima cosa che pensa è: “Perché non attraggo persone?”

Concludendo

Spero che questo articolo vi sia stato utile per allontanarvi un po’ dallo stereotipo del bravo tifoso, ovvero quello che sostiene la squadra sempre.

La sostengo e spendo dei soldi se e quando deciderò che ne varrà la pena.

Ma se la società è la prima a non investire, chi sono io? Il pollo di turno che si fa pelare?

Anche no!

La famiglia e gli amici hanno la priorità, poi se riesco ad ottenere soddisfazioni anche dall’Inter, ben venga.

Di certo non posso permettere che una combinazione di giocatori/manager/imprenditori ognuno con i propri obiettivi e pensieri in testa mi rovini la settimana.

E voi?

Fatemi sapere cosa ne pensate di questa visione meno poetica e più realistica del calcio e ditemi se anche voi siete passati dall’essere tifosi sfegatati ad essere tifosi più equilibrati.


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