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Investire in ETF non ti rende un investitore passivo

Dalla prima volta che li abbiamo sentiti nominare siamo abituati ad associarli all’investimento passivo. Invece in questo articolo andremo a capire in quali casi ha senso investire in ETF e quando lo stiamo facendo in maniera attiva.

Per prima cosa dobbiamo capire la differenza tra le due tipologie.

Investimento attivo

Siamo abituati ad associare questo tipo di investitori ai trader che vediamo nei film, con monitor, grafici, telefoni e con addosso un’ansia e un’adrenalina pazzesche.

Delle persone che hanno deciso di noninvestire in ETF
Investitori attivi all’opera. Gli ETF non sono di loro interesse

Il loro scopo è quello di studiare il mercato con l’obiettivo di batterlo (andremo a vedere dopo cosa si intende).

Agiscono comprando e vendendo azioni e altri strumenti finanziari di modo da sfruttare le fasi di crescita ed evitare i crolli. Ovviamente questa è la visione ideale, non perdi mai e ti porti a casa sempre i massimi profitti possibili.

Rimaniamo nell’ambito della fantascienza dato che nessuno può sapere con precisione quando un titolo crollerà o schizzerà in alto.

Il tempo in questo caso gioca un ruolo fondamentale in quanto fare una mossa con un tempismo errato può rischiare di bruciare tutti i guadagni.

Potremmo guardare a queste persone pensando: “corrono troppi rischi, non riuscirei mai ad essere come loro”.

Ma ci stiamo dimenticando di una cosa, ovvero che se abbiamo in portafoglio anche solo un’azione, siamo a tutti gli effetti investitori attivi pure noi.

Il nostro andare a selezionare una singola azienda difatti ha lo scopo di aumentare i guadagni, quindi ci stiamo muovendo attivamente per cercare di raggiungere questo obiettivo.

Potreste obiettare dicendo: “Il mio orizzonte temporale di investimento è infinito, quindi queste azioni di Coca-Cola sono a tutti gli effetti passive”.

L’affermazione ci può stare, ma cosa fareste se il titolo fosse al centro di uno scandalo? Se il valore passasse da 45€ a 30€ e le prospettive fossero nere, non iniziereste a vendere?

Anche io ho dei titoli che sono quasi sicuro non crolleranno mai grazie all’effetto Lindy, ma non posso avere certezze da qui a 20 anni.

Fortunatamente una soluzione c’è. Si tratta dell’investimento passivo.

Investimento passivo

Questo può essere visto come un investimento “compra e dimentica“. Prendendo ad esempio l’ETF che ho comprato sullo S&P500 (qui il link a JustEtf), che sia fra un anno o 40 anni non avrò dubbi sul fatto che il mercato americano continuerà a crescere.

Comprando difatti un paniere di azioni che include tutte le aziende dello S&P500 (clicca qui per capire cosa sia) non dovrò mai più preoccuparmi di nulla.

Un’azienda entra e una esce? Nessun problema, l’ETF traccia questo cambiamento e si va avanti come nulla fosse.

Prendendo sempre ad esempio l’ETF che ho acquistato (il VUSA) possiamo vedere come la sua composizione sia identica a quella dell’indice di riferimento (Benchmark)

Composizione dell’ETF VUSA e del benchmark di riferimento

E anche a livello di titoli la storia è la stessa. Sapevate che andrete a possedere anche azioni di Tesla? No? Fate bene, la cosa difatti non vi deve riguardare.

Fra uno o due anni potrebbe sparire da questa lista o essere l’azione più pesante fra tutte, scalzando Apple.

Prima parte della lista presente in questo ETF

Il tutto senza che noi ci dobbiamo preoccupare di nulla. Più passivo di così!

Il benchmark

A questo punto dobbiamo affrontare un tema importante che ci porterà a capire molte cose. Cosa significa battere il mercato? Che paragone usiamo?

In finanza si usa il cosiddetto benchmark, ovvero

Parametro di riferimento per valutare la prestazione di un titolo o di un fondo d’investimento o l’andamento del mercato in genere.

Se voglio battere il mercato devo fare meglio del benchmark. Se sono un gestore di fondi devo paragonare i miei rendimenti a quelli, ad esempio, dello S&P500 (se sto parlando di azioni americane). Per gli investimenti in Italia, invece, mi dovrò basare sul FTSE MIB.

Detto questo risulta ovvio che se compro un ETF che traccia l’indice del benchmark, i miei risultati non possono essere troppo distanti da quelli del mercato. Non farò quindi ne meglio ne peggio.

Sul sito di Vanguard abbiamo la possibilità di paragonare l’andamento del nostro ETF con quello di altri indici e di ETF di nostra scelta.

Nell’esempio qui sotto vediamo come l’ETF dello S&P500 (in blu) abbia outperformato sia il Dow Jones che il FTSE All-World (un ETF che traccia tutto il mondo).

ETF a confronto con i benchmark

Potete cliccare sul link a Vanguard e fare i vostri paragoni.

Nel caso di investitore attivo, invece, il mio unico scopo è prendere quella linea blu nel grafico e cercare di pormi sistematicamente sopra.

In quel caso inizierò ad avere rendite molto interessanti e investitori pronti a mettere nelle mie mani capitali sempre crescenti.

Fino a quando smetterò di batterlo. Già, perché alla lunga questa guerra si rivela impossibile da vincere.

Warren Buffet qualche anno fa ha scommesso che in un orizzonte temporale di 10 anni nessun fondo di investimenti avrebbe fatto meglio di un ETF a basso costo sullo S&P500. Inutile dire che ha vinto la scommessa con un gran distacco, come possiamo vedere qui sotto.

Investire in ETF batte anche i fondi di investimento
Immagine presa da https://www.investopedia.com/

Tutto questo grazie anche ai costi bassissimi che la gestione passiva ha.

I costi

Studiare il mercato e scegliere a mano cosa comprare e cosa vendere ha ovviamente un costo. Sia per il tempo che tutte queste ricerche richiedono sia perché come sappiamo benissimo ogni operazione eseguita ha un costo.

Prendendo ad esempio la pagina di costi di uno dei pià famosi gestori in Italia, MoneyFarm, possiamo vedere che c’è di tutto e di più.

Costi di gestione di MoneyFrm

Costo (da ivare) sul valore del portafoglio, costo dei fondi e costo sullo spread bid-ask.

Tracciare un indice invece ci libera di tutti i pensieri e le ricerche. Basta semplicemente seguire la corrente e lasciare andare la barca. Ed ha un costo di 0.07% annuo.

Un costo basso incide moltissimo anche sui guadagni nel lungo termine visto che di fatto incrementa il capitale che ci rimane in tasca.

Gli ETF attivi e passivi

Ora arriviamo alla parte veramente interessante dell’articolo. Avrete rafforzato la convinzione che ETF = diversificazione = investimento passivo = sicurezza.

Invece vi dico che dovete stare attenti perché sempre più ETF nascondono al loro interno dei rischi.

Se per caso investissimo in un ETF che replica società che fanno parte dell’ecosistema della BlockChain, a parte avere dei costi di gestione elevatissimi (0.65%) andremo a mettere le nostre uova in un paniere piccolissimo.

E lo faremo solamente perché vogliamo avere ritorni elevatissimi, quindi stiamo cercando di battere il mercato e quindi stiamo investendo in maniera attiva.

In linea di massima facendovi poche semplici domande potete capire il perché della vostra scelta e agire di conseguenza.

Ci sta di voler avere rendimenti maggiori del mercato, ma dobbiamo ricordarci che in caso di fluttuazioni importanti o periodi avversi potremmo dover intervenire attivamente per sistemare le cose.

Mentre con il nostro bel ETF sullo S&P 500 l’investimento è passivo, automatico, economico e molto più sicuro di tutti gli altri. Ricordiamoci difatti che sul lungo periodo il rendimento annuo di questo indice è attorno al 10%.

Conclusioni

Ora vi sentite più preparati ad investire in ETF? Sapevate della differenza tra i vari tipi o pensavate che tutti garantissero una certa diversificazione? Fatemelo sapere nei commenti e aggiornatemi se anche voi investite così o avete una strategia diversa.


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[Questo articolo non rappresenta un invito all’acquisto o alla vendita delle azioni e degli strumenti finanziari trattati. Sono solamente le mie riflessioni e le azioni che compio con i miei soldi. In caso di dubbi, il consiglio è sempre quello: non fate nulla]

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