il senso di appartenenza

Il senso di appartenenza

TUM TUM

TUM TUM TUM TUM

Il cuore batte sempre più forte, ma sono disteso sul divano. Non sto facendo nessuna attività fisica o mentale che possa giustificare una simile reazione da parte del mio corpo.

E allora perché questa agitazione?

La risposta è molto più semplice e molto meno poetica di quanto si possa immaginare.

Stavo guardando il derby (Milan-Inter, per i meno avvezzi al calcio) e mai mi sarei aspettato di viverlo così intensamente.

Da diversi anni ho abbracciato la filosofia del “se vincono o perdono a me non cambia nulla, quindi chi se ne frega” e pensavo di godermi una partita in tutta tranquillità.

Invece già dal primo minuto è stata tutta un’ansia e un’agitazione che si è protratta persino sul 3-0, ovvero quando le sorti dell’incontro non potevano più essere ribaltate.

Tifo a parte, questo mi ha fornito un interessante spunto di riflessione.

Il senso di appartenenza

Da qualche settimana mi sto interrogando pesantemente sul cosa dovrebbe spingere una persona a contribuire a questo blog in qualsiasi modo.

Internet è pieno di siti di personaggi con blog simili al mio, probabilmente pensati e curati anche meglio.

Dunque perché, se non contribuiscono alle attività degli altri, dovrebbero partecipare attivamente alla mia?

Rapportandolo all’ambito calcistico, sarebbe come chiedersi:

Perché non tutti tifano Juventus visto che vince sempre? Che senso ha tifare Torino?

Tifosi durante il derby di Torino

La risposta mi è venuta guardando il derby ed è… il senso di appartenenza.

Il sapere di appartenere a una comunità con la quale condividere le gioie e i dolori e nella quale poter parlare liberamente sapendo di trovare supporto e conforto.

Ma questo è il calcio e noi giochiamo ad un altro gioco

Il calcio, come tutti gli sport, si basa sul paradigma del “io vinco, tu perdi. Io arrivo primo, tu secondo”.

E questo presuppone di competere contro qualcun altro. La cosa bellissima del nostro percorso, invece, è che possiamo vincere tutti senza che nessuno perda.

E possiamo sbagliare, riprovare e sbagliare nuovamente senza che ci sia qualcuno ad aspettare un nostro errore per sommergerci di sfottò.

Ricordiamoci, non abbiamo antagonisti, non c’è un cronometro e non ci sono regole, se non quelle che scriviamo noi.

A tal proposito vi consiglio il libro di Simon Sinek “Il Gioco Infinito“.

Ok, ma… e allora?

Tornando alla domanda iniziale, ovvero

Internet è pieno zeppo di personaggi con dei blog. Perché le persone dovrebbero sentirsi parte del mio percorso?

Il mio vantaggio, forse è che sono una persona e non un personaggio. E l’essere genuini e veritieri alla lunga paga.

O meglio, alla lunga, in caso contrario, si viene smascherati e si perde tutta la credibilità e il senso di appartenenza svanisce.

In secondo luogo, le persone si sentono parte o no di un percorso in base a quanto i nostri ideali e i nostri obiettivi coincidono con la loro visione.

Non dipende completamente dalle nostre capacità.

Nel mio caso, quello che posso fare è scrivere articoli il più interessanti e curati possibili sperando che prima o poi vengano letti da qualcuno che si “affezioni” al mio modo di pensare e al mio percorso.

Non è pensabile forzare la gente a provare un senso di appartenenza. O c’è o non c’è.

Non ci sono cazzi che tengano, non ci si può inventare nulla.

Meno è meglio

Meno è meglio

Se state pensando che per arricchirsi servano tonnellate di membri super affezionati, vi riporto una lettura che ho fatto qualche tempo fa dove si sfata questo mito.

To be a successful creator you don’t need millions. You don’t need millions of dollars or millions of customers, millions of clients or millions of fans. To make a living as a craftsperson, photographer, musician, designer, author, animator, app maker, entrepreneur, or inventor you need only thousands of true fans.

A true fan is defined as a fan that will buy anything you produce. These diehard fans will drive 200 miles to see you sing; they will buy the hardback and paperback and audible versions of your book, […]they will pay for the “best-of” DVD version of your free youtube channel. If you have roughly a thousand of true fans like this (also known as super fans), you can make a living — if you are content to make a living but not a fortune.

Here’s how the math works. You need to meet two criteria. First, you have to create enough each year that you can earn, on average, $100 profit from each true fan. That is easier to do in some arts and businesses than others, but it is a good creative challenge in every area because it is always easier and better to give your existing customers more, than it is to find new fans.

Second, you must have a direct relationship with your fans. That is, they must pay you directly. You get to keep all of their support, unlike the small percent of their fees you might get from a music label, publisher, studio, retailer, or other intermediate. If you keep the full $100 of each true fan, then you need only 1,000 of them to earn $100,000 per year. That’s a living for most folks.

Se avete problemi a comprenderla ditemi che provvederò a tradurla.

Nel mio caso, ipotizzando un’iscrizione al sito di 10€ al mese, 1000 super fan mi porterebbero 120.000€ all’anno.

Riflettendo, non sembra un’impresa impossibile trovare 1000 persone per le quali spendere 10€ al mese non sarebbe un problema per leggere articoli come questo, senza ovviamente pubblicità.

E magari con la possibilità di interfacciarsi tra loro per scambiare idee e opinioni.

Detto questo

Se siete arrivati fin qua, non potete esimervi dall’offrirmi un caffè cliccando il bottone qui sotto!

Concordate?

Non so perchè questo concetto mi fosse ancora così estraneo. Sarà vero quel che dicono, cioè che le cose le capisci veramente quando le vivi in prima persona.

Assurdo che questa illuminazione sia arrivata dopo 36 anni e durante un derby, ma meglio tardi che mai.

Cosa ne pensate del senso di appartenenza? Anche a voi vedere eventi sportivi fa salire una tensione incontrollata?

Oppure sentite il bisogno o addirittura il dovere di contribuire a delle cause particolari delle quali non capite neanche voi il motivo ma sentite che sia la cosa giusta da fare?

Fatemelo sapere nei commenti! Mentre aspetto… mi bevo un caffè!

Già perché… mentre sto scrivendo queste righe è arrivata (inaspettatamente, come tutte le cose belle) la prima donazione di 5€ per il blog!

Grazie infinite!!!

Ne parlo anche nel podcast

L’argomento di questo articolo è oggetto dell’episodio 16 del podcast intitolato “Empatia, empatia canaglia e cashback”.

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