come e perchè licenziarsi

Come e perché licenziarsi

Purtroppo quest’anno le nostre strade si divideranno

Giacomo

Con questa frase simil poetica in data 4 gennaio 2021 ho annunciato al capo l’intenzione di licenziarmi.

Ma facciamo un passo indietro.

Come detto più volte all’interno di questo blog e nel podcast, più passavano i mesi del 2020 e più si faceva strada in me la consapevolezza che continuando ad avere un lavoro da dipendente non avrei mai potuto avere quella leggerezza e libertà per poter ottenere i risultati che tutt’ora sto cercando.

Dopo aver messo da parte abbastanza fondi per poter vivere due anni (cifra che ho stimato in 15000€), ho deciso che era giunta l’ora di licenziarsi.

Facile da dirsi ma molto difficile da attuarsi.

Perchè?

Per una serie di motivi che portano l’essere umano a “sedersi” dietro ai privilegi del lavoro dipendente e anche per il fatto che più passa il tempo (nel mio caso stiamo parlando di 3 anni) e più l’ambiente lavorativo inizia a diventare una seconda famiglia.

Inoltre, i ragionamenti che la società e i nostri familiari e amici hanno scolpito in noi negli anni ci portano a porci un sacco di domande quali:

Chi me lo fa fare?
E poi come farò a guadagnare soldi?
Gli altri cosa diranno?
Come faranno ad andare avanti senza di me in azienda?

Spingere gli altri a farsi domande è davvero facile, aiutarli a trovare le risposte non lo è altrettanto.

Sia perché è necessaria un bell’impegno introspettivo, sia perché le risposte, soprattutto in questo ambito, sono spesso scomode.

Ed è quindi molto più facile stare dalla parte di chi si lamenta e basta.

Facciamo due esempi

Il televisore

Avete mai visto qualcuno andare in giro lamentandosi del fatto che il loro televisore funziona male e quindi spesso non possono guardarlo?

No, vero? Già, nel momento esatto in cui smette di funzionare prendono la macchina, vanno in un negozio e in massimo due ore stanno già guardando il loro programma preferito su uno schermo nuovo (di certo non più piccolo di quello di prima). Potrei azzardare anche un “vantandosene con gli amici”.

Il lavoratore

Avete mai visto qualcuno andare in giro lamentandosi del fatto che odiano il loro lavoro?

Si, vero? In questo caso la soluzione, purtroppo, non è così semplice.

Beh, in realtà lo sarebbe.

Licenziati e cerca un altro lavoro, sarebbe il giusto consiglio.

Licenziati e prenditi del tempo per te. Cerca di capire cosa vuoi fare e poi ributtati nel mondo lavorativo con nuove convinzioni, sarebbe un consiglio ancora migliore.

Eh certo, grazie al cazzo. Dove lo trovo poi un altro lavoro?

Una giusta osservazione. Purtroppo questa barriera spinge la gran parte dei lavoratori insoddisfatti a tenere duro fino a quando andranno in pensione (o sottoterra).

In realtà è proprio questo comportamento a causare la situazione di stallo nel quale ci troviamo.

Proviamo a pensarci. Se ogni lavoratore insoddisfatto si licenziasse e cercasse altro, vivremmo in un mercato del lavoro così liquido che il trovare un nuovo impiego non sarebbe un problema.

E magari spingerebbe i datori a gratificare di più i dipendenti meritevoli per evitare un fuggi fuggi generale.

Si andrebbe a creare un circolo virtuoso dove tutti ne beneficerebbero. Anche i datori di lavoro che avrebbero al loro servizio dipendenti motivati a dare il meglio per essere soddisfatti.

Con questa breve riflessione possiamo tornare alle domande fatte in precedenza e dare qualche risposta

Chi me lo fa fare? La voglia di essere soddisfatti e felici
E poi come farò a guadagnare soldi? Trovo quello in cui sono veramente bravo e inizio a monetizzarlo [ok, è più facile a dirsi che a farsi ma questo blog è un esempio di “se voglio posso”]
Gli altri cosa diranno? Affari loro
Come faranno ad andare avanti senza di me in azienda? Se dovessi morire, un modo lo troverebbero. Quindi non ha senso preoccuparsi.

Se muori, il tuo posto di lavoro sarà online prima del tuo necrologio
Se muori, il tuo posto di lavoro sarà online prima del tuo necrologio

Potete scrivere nei commenti le vostre risposte, se ve le siete date!

Il mio licenziamento

Fatto questo ragionamento, che mi ha aiutato molto nei mesi scorsi, andiamo a vedere come fare per comunicare al proprio datore di lavoro l’intenzione di licenziarsi.

Le condizioni fondamentali per un divorzio senza troppi drammi, a mio modo di vedere, sono 3:

  1. Essere il primo ad andarsene
  2. Comunicarlo nel giusto momento
  3. Garantire un lungo preavviso

Essere il primo ad andarsene

Non credo che in tutte le aziende ci siano molti dipendenti con un piede già sulla porta. Nel mio caso purtroppo è così.

C’è chi attende una chiamata per un concorso e chi aspetta la goccia che farà traboccare il vaso per rovesciare la scrivania e uscire sbattendo la porta.

Non darei per scontato, in ogni caso, che la loro permanenza in azienda si protragga per molti altri anni. Come detto prima, è molto facile sedersi sui benefici che dà un contratto indeterminato.

Vado a lavoro, non faccio un cazzo e se vuole… che mi licenzi pure, così mi prendo la disoccupazione.

In ogni caso, se per qualsiasi motivo una persona dovesse licenziarsi, renderebbe molto più scomoda la mia posizione.

Perdere 2 dipendenti nel giro di pochi mesi diventerebbe molto pesante, considerando che l’azienda ha 5 dipendenti.

Mi sarei sentito moralmente costretto a rimanere là ancora un po’. E poi una volta perso il treno, chissà… Mi sarei seduto anche io sui privilegi.

Fortunatamente sono riuscito ad agire prima di tutti e comunicare la mia intenzione.

Ora qualsiasi cosa succeda, il mio destino è già stato dichiarato.

Comunicarlo nel giusto momento

Il mio ruolo è (era!) non facilmente sostituibile. Il mio background di programmatore/marketer/smanettone/milionario mi ha spinto a sviluppare dei programmi aziendali e qualche procedura che non possono essere facilmente mantenuti e aggiornati se non da una persona con le mie stesse conoscenze e interessi.

Andarmene significa lasciare vacante una sedia “scomoda”.

Di conseguenza la comunicazione andava fatta nel momento dell’anno migliore, ovvero gennaio.

Ottobre novembre e dicembre sono pieni di lavoro e comunicare una cosa del genere in quei mesi sarebbe stato da stupidi.

Da febbraio in poi si inizia già a pensare alle vendite di carnevale (anche se dubito quest’anno ci sarà), poi inizia il giro ferie primaverile/estivo e in men che non si dica siamo già tornati a ottobre.

Il momento temporale mi era quindi chiaro, rimaneva da trovare il giusto momento emotivo, ovvero al termine di una giornata tranquilla.

Questo è già un po’ più difficile visto che oltre agli eventuali casini lavorativi bisogna alzare le orecchie per percepire casini a livello personale.

E’ ovvio che non vado a dare questa notizia quando sento che sta litigando al telefono con un fornitore.

In questo caso ci vuole sensibilità e un po’ di culo per trovare il giorno giusto.

Cosa ancora più importante, non volevo nemmeno andarmene dopo una giornata nella quale mi aveva fatto girare i coglioni. Avrei dato come motivo del mio licenziamento “la rabbia” per essere in un ambiente venefico.

Invece non volevo scuse. Me ne vado perché voglio farlo. Lo scelgo a mente lucida.

Garantire un lungo preavviso

Questa era la mia arma chiave. Dire che me ne sarei andato dopo 30 giorni sarebbe stato preso molto male (e sarebbe stata una bastardata da parte mia).

In questo modo comunichiamo l’intenzione di licenziarsi entro l’anno, ma senza dare date precise.

Nel mio caso ho accennato a un 30 aprile.

La figata è che, come sappiamo benissimo, il 30 aprile arriva e anche in fretta.

Mentre un datore di lavoro sente dire fine aprile, approssimando pensa a maggio e dice: “beh, c’è un sacco di tempo”.


Ora finalmente andiamo a vedere come si è svolto il tutto.

Come si è svolto il licenziamento

Speravo di avere le palle di dirglielo appena iniziato gennaio.

Ma non ne avevo nessuna voglia. Il primo giorno di lavoro dell’anno nuovo, infatti, sono uscito di casa tranquillissimo.

Sapevo che non gliel’avrei comunicato in quella data.

Mi sbagliavo!

Più passavano le ore che mi separavano dalle 18, più sentivo crescere dentro di me la necessità e la voglia di dirglielo.

Analizzavo i suoi comportamenti e mi sembravano molto tranquilli.

Bene“, pensavo, oggi potrebbe essere un ottimo giorno per dirlo.

Analizzavo i comportamenti dei miei colleghi e li vedevo sempre più sul piede di guerra.

Male, non posso essere il secondo“, pensavo, oggi deve essere il giorno in cui glielo dico.

Ore 17: inizio a pensare a come dirglielo. Trovo un modo che mi sembra ottimo e che al contempo stemperi eventuali tensioni

Ore 18.02

Posso parlarti due minuti?

Si certo, dimmi pure

Te lo dirò in maniera poetica… quest’anno le nostre strade si divideranno.

AH!! Ok.

Ma tranquillo, non succederà prima di fine aprile.

Va bene. Allora c’è tempo.

Sospiro di sollievo. Era fatta.

Qualsiasi cosa ci fossimo detti in seguito sarebbero stati solo convenevoli.

E così è stato, con domande del tipo “sai già cosa farai?” e “rimarrai nel settore dell’ecommerce?”.

Solo parole… La cosa importante era una sola!

Ero libero.

Citando una canzone del “Lo Hobbit”

Casa è alle spalle, il mondo avanti, le strade da seguire tante


L’episodio del podcast

Tutto questo è raccontato anche nell’episodio del podcast “#139 – le nostre strade si dividono

E per richiedere un aumento di stipendio?

Se volete leggere la mia storia (e i miei consigli) sulla richiesta di un aumento di stipendio, cliccate qui.

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