La spesa pubblica

Cos’è la Spesa Pubblica?

Vi chiedete cosa sia la spesa pubblica di uno Stato? Volete sapere a quanto ammonti in Italia?
Leggete questo articolo e ne saprete di più su questo argomento ostico.

Secondo Wikipedia, “in economia, indica il complesso di denaro, proveniente dai cittadini, utilizzato dallo Stato in beni pubblici e/o servizi pubblici, indipendentemente dalla natura (pubblica o privata) dell’obbligazione che ne è titolo”.

Detto in maniera ignorate, indica come vengono spesi i soldi delle tasse.

L’amministrazione centrale eroga questi soldi, i quali verranno spesi in servizi come:

  • pensioni;
  • sanità;
  • ordine pubblico;
  • trasporti;
  • servizi culturali.

A quanto ammonta la spesa pubblica di un paese?

L’ammontare di denaro che costituisce questa risorsa per il paese non è uguale per tutti all’interno dell’Unione Europea.

Diversi paesi, infatti, destinano una determinata somma tramite una cosiddetta “legge di bilancio”. Tale somma di denaro viene calcolata come percentuale sul Prodotto Interno Lordo (P.I.L.) del paese in questione.

Attestandosi ai dati Istat ed Eurostat è facile notare come diversi paesi destinino percentuali diverse del proprio PIL alla spesa pubblica, questo perché ogni paese sviluppa bisogni e priorità diverse.

Per esempio, nell’anno 2016, l’Italia utilizzava il 50,6% del proprio PIL, mentre paesi come Spagna, Francia e Germania utilizzavano rispettivamente 44,8%, 57,1% e 44,7%.

Ogni Stato, a seconda delle proprie esigenze, varierà gli obiettivi di questa spesa per ognuno dei servizi citati in precedenza.

Per esempio in Italia, dove l’indice di invecchiamento continua a crescere, il 27% del totale è investito nelle pensioni, mentre in paesi come Germania, Francia e Spagna tale percentuale varia dall’8% al 12%.

Ripartire la spesa per i beni ed i servizi di uno Stato è un compito molto arduo: dobbiamo infatti considerare questa come se fosse una bilancia.

Riprendendo il caso dell’Italia, a causa della gran percentuale di denaro destinata alle pensioni (e quindi alla popolazione più anziana del paese) vengono meno i bisogni di altre fasce di popolazione, poiché vengono a mancare i fondi per l’istruzione (in cui l’Italia utilizza l’8,2%, mentre  la media europea  arriva a superare il 15%), o la cultura, per cui è previsto solo l’1%.

Con il paragrafo qui sopra non voglio di certo in qualsiasi modo colpevolizzare la popolazione anziana che ha lavorato una vita per arrivare alla pensione e che non deve addossarsi le colpe di una gestione dissennata da parte di alcuni enti statali quali l’INPS.

Lo scopo è solo quello di far capire come la spesa pubblica sia soggetta alla metafora della coperta corta.

Tutti gli altri discorsi del tipo “tagliare gli stipendi dei parlamentari” eccetera ricadono in discussioni politiche che a nulla portano e di conseguenza non interessano questo blog.

Come nasce la spesa pubblica in Italia?

La prima volta in cui è stato introdotto il concetto di spesa pubblica in Italia è stato tra il 1920 e 1930, tramite il “regolamento di contabilità pubblica”.

Il regolamento di contabilità pubblica è un provvedimento statale, creato per consentire una gestione ed amministrazione della contabilità statale più efficiente ed organizzata. Stabilisce che, l’importo da destinare alla spesa per beni e servizi in Italia, venga deciso di anno in anno tenendo conto del bilancio di fine anno.

Il bilancio dello Stato viene delineato nel Documento di Economia e Finanza (qui capiamo meglio di cosa si tratta) ovvero un testo fisico o virtuale dove sono contenute regole e criteri dell’andamento economico e finanziario all’interno dello Stato, nonché i risultati che lo Stato dovrà raggiungere, e normalmente indica anche i tempi di realizzazione dei risultati finali oggetto del documento stesso.

Durante il bilancio di fine anno può succedere che vi siano entrate nuove o maggiori rispetto a quelle previste dal consuntivo dell’anno precedente; queste causeranno le cosiddette “variazioni di spese”, distinguibili in due tipi:

  • le variazioni di spesa nuove, ovvero spese non previste dall’ ordinamento, che avranno bisogno dell’istituzione in bilancio di questi nuovi titoli;
  • le variazioni di spesa maggiori, ovvero un aumento delle assegnazioni già esistenti nel bilancio.

Conclusione

Visto come funziona l’ingranaggio della spesa pubblica e come viene mossa la grande macchina dello Stato?

Se volete saperne di più o dire la vostra, scrivete un commento all’articolo, o contattatemi via mail o su Facebook.

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