Assistente vocale in ascolto

Amazon Echo Dot e Apple HomePod Mini

La due giorni di Amazon Prime e il Keynote della Apple sono da poco passati e hanno lasciato alle loro spalle molto di cui parlare.

In questo articolo tratterò le differenze tra i due dispositivi in maniera assolutamente diversa, senza toccare punti quali funzionalità, qualità audio o paragoni tra Alexa e Siri.

Le riflessioni che sto scrivendo derivano dalla classifica degli oggetti più acquistati su Amazon durante i Prime Day.

Sul gradino più alto del podio troviamo l’Amazon Echo Dot

Amazon Echo Dot in sconto durante il Prime Day

Una cosa salta subito all’occhio vedendo l’immagine qui sopra. Mi sto ovviamente riferendo al prezzo.

Grazie ad uno sconto folle del 67% ci si può portare a casa un assistente vocale di prim’ordine a 19.99€, ovvero il costo di una cartuccia per una stampante (se non ci credi guarda qui).

La prima riflessione

Amazon ha bisogno di entrare nelle case per diffondere il suo ecosistema. Si comincia con questo dispositivo e poi si inizia la scalata nel far comprare dispositivi connessi sempre più dispendiosi.

In questo caso sfrutta la strategia del rasoio e della lametta (o delle stampanti e delle cartucce, per rimanere in tema).

Consiste semplicemente nel vendere il prodotto principale andando a pari o addirittura in perdita ma sapendo che si andrà in attivo con gli accessori e le ricariche.

L’interpretazione di Amazon è un pelo più subdola visto che spinge ad acquistare oggetti che altrimenti non avremmo mai desiderato, solo perché possiamo attivarli con la voce.

La seconda riflessione

Se non stai pagando per un prodotto, vuol dire che il prodotto sei tu.

Basterebbe questa citazione per farti capire dove voglio andare a parare.

Già, quanto vale per Amazon sapere i termini che usiamo più spesso in casa?

Se diciamo “è finito il detersivo” oppure “voglio vedere un bel film questa sera”, Echo ci ignora o registra tutto e invia questi dati ai server centrali?

E poco cambia sapere che le nostre informazioni sono anonime.

Per Amazon sapere, ad esempio, che ogni terzo mercoledì del mese alle ore 19 la parola “videogioco” viene utilizzata più spesso del 15% ha un valore incredibile.

E tutto questo senza violare l’anonimità dei dati.

E la Apple?

Sebbene anche la Apple voglia utilizzare la strategia del rasoio e della lametta con alcuni dispositivi appena nati, ha due “svantaggi” rispetto ad Amazon.

Il primo è che il marchio è sinonimo di qualità elevata ad un costo elevato. I prodotti Apple sono uno status symbol e di conseguenza non ha nessun senso entrare nella battaglia dei prezzi.

Il secondo, più importante a mio modo di vedere, è che Apple ha da sempre fatto della tutela della privacy il suo vanto.

Se venisse scoperto che utilizza i dati per spiare o profilare gli utenti, il mercato non apprezzerebbe.

Mentre se venissero scoperti Amazon o Facebook a farlo, la reazione sarebbe di sicuro molto più tiepida.

Facebook è gratis e Amazon quasi regala i suoi dispositivi. Era ovvio, da qualche parte dovranno guadagnare.

Questo sarebbe all’incirca lo script mentale che avremmo a seguito di una notizia di violazione della Privacy.

Ad essere onesto mi ritengo più tranquillo a pagare 99€ per l’HomePod Mini piuttosto che i 19.99 dell’Amazon Echo (acquisto che in ogni caso non farò!).

Almeno so come fa la Apple a guadagnare su quel prodotto. Lo fa grazie a me, ma tramite i miei soldi e non i miei dati.

Concludendo

Parto dal presupposto che non ho nessun assistente vocale a casa e… sì, so già che il cellulare è già di per se più che sufficiente per spiarmi.

Che siano 19.99€ o 99€, diciamocelo, sono soldi buttati in ogni caso.

A meno di gravi disabilità, gli assistenti vocali sono ancora anni luce indietro dall’essere davvero utili nel quotidiano.

Uno studio che sarebbe tanto interessate quanto infattibile da fare, sarebbe prendere una persona e farle vivere due vite parallele per 5 anni, cambiando solo una variabile all’inizio dell’esperimento.

Farle acquistare piuttosto che no l’Amazon Echo Dot e andare ad analizzare, a fine esperimento, come sono cambiate le sue abitudini e quante spese in più ha fatto negli anni.

Che ne pensi?

Hai un’idea differente riguardo alla situazione degli assistenti vocali? Fammelo sapere nei commenti!

Dimmi anche se ti è capitato di dire qualcosa e trovarti poco dopo una pubblicità troppo sospetta per essere definita casuale.

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