Quatitative Easing

Quantitative easing: come funziona ed esempi pratici

Avete dei dubbi sul significato di quantitative easing oppure lo avete sentito nominare ultimamente ma non sapete di cosa si tratti?

In entrambi in casi, sappiate che il quantitative easing (fenomeno noto anche come allentamento quantitativo) è uno strumento non convenzionale che le Banche Centrali utilizzano per tutelare l’economia, immettendo nuova liquidità nel sistema sotto forma di prestiti.

Di quantitative easing si è tornato a parlare nelle ultime settimane in virtù del fatto che la Banca Centrale europea ha deciso di mettere in atto una politica monetaria ultra espansiva, prolungando il piano di alleggerimento quantitativo che era già in atto.

A cosa serve tutto questo? Semplicemente per aumentare la fiducia e la liquidità a disposizione di tutti i soggetti che operano all’interno del sistema economico, in seguito ad una grave crisi come quella provocata dal Corona Virus.

L’alleggerimento quantitativo, visto in tal senso, può essere definito a pieno titolo come una politica monetaria ultra espansiva.

Ma vediamo nello specifico come si mette in pratica la procedura prevista dal quantitative easing.

Come funziona il quantitative easing

Ora che sappiamo, a grandi linea, cosa intendiamo per quantitative easing cerchiamo di capire come viene applicato a livello pratico.

Rientrando nel tipologie di politiche monetarie espansionistiche, il suo obiettivo è iniettare più liquidità nel sistema e nelle tasche di tutti noi.

Di fatto esistono diverse metodologie di QE e non tutte prevedono, necessariamente, la creazione di nuova moneta.

Le banche centrali, infatti, possono porre in essere diverse strategie:

  • acquistare titoli di Stato;
  • acquistare obbligazioni;
  • applicare tassi negativi su prestiti e mutui a privati ed aziende.

Un esempio di applicazione del quantitative easing

Le banche centrali producono più moneta del solito e utilizzano questo denaro per acquistare titoli finanziari. 

Così facendo cosa accade?

Per la legge della domanda e dell’offerta più cresce la domanda, più c’è scarsità e più il prezzo dei titoli acquistati tende a salire.

Contemporaneamente questa operazioni di acquisto producono l’importante effetto di aumentare la liquidità nel sistema economico e finanziario.

Allo stesso tempo vengono abbassati anche i tassi di interesse di prestiti e mutui, in modo tale da stimolare la crescita degli investimenti.

Con il meccanismo del quantitative easing così strutturato, attraverso l’immissione di nuova moneta e l’abbassamento dei tassi di interesse, le banche centrali tentano di dare fiducia agli operatori del sistema (risparmiatori, lavoratori, aziende, ecc…) così da stimolare consumi ed investimenti, anche in un periodo di grave crisi.

Le singole banche sono obbligate a concedere più prestiti?

In realtà no, perché le banche centrali non possono obbligare in nessun modo le singole banche a concedere più prestiti. Ciò significa che se ciò non avviene, il meccanismo del quantitative easing viene meno.

Le banche ricoprono quindi un ruolo decisivo perché senza di loro la nuova liquidità non viene consegnata agli operatori del sistema economico e finanziario.

I possibili effetti negativi dell’alleggerimento quantitativo

Le politiche monetarie espansive vengono applicate in momenti di congiuntura economica e rappresentano strumenti molto aggressivi.

Proprio per questo motivo, se da un lato stimolano la fiducia degli operatori e favoriscono l’aumento degli investimenti e consumi, dall’altro tendono a provocare una svalutazione della moneta ed un susseguente aumento dell’inflazione.

Tuttavia non bisogna sempre guardare all’inflazione come ad un fenomeno negativo anzi, a volte, può essere prezioso perché frena l’avanzare di fenomeni deflazionistici, altrettanto pericolosi e nocivi.

In relazione alla possibile svalutazione della moneta per via del QE, gli effetti sono in parte negativi perché tale svalutazione colpisce negativamente le importazioni ma favorisce le esportazioni.

Il quantitative easing in Europa

La Banca Centrale Europea aveva già avviato, ad inizio 2020,  un programma di Quantitative easing che sarebbe dovuto terminare nel mese di dicembre del 2020. Esso prevedeva l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri.

A causa della profonda crisi economica e finanziaria provocata dal Covid-19, però, il QE è stato ulteriormente intensificato, sia in termini di fondi stanziati che di durata.

Il Pepp (che sta per Piano Pandemico di acquisto titoli) è stato aumentato ad una somma record di 600 miliardi di euro e la durata del è stata prolungata fino al mese di giugno del 2021.

La decisione di prolungare ulteriormente l’applicazione di questa strategia ultra espansiva è stata resa necessaria dall’eccessiva rigidità delle condizioni finanziarie dei Paesi dell’area Euro e, come ha affermato anche Isabel Schnabel (importante economica tedesca e membro del Comitato Esecutivo della BCE), in situazioni così gravi e complesse la BCE deve assolutamente intervenire con misure drastiche come manovre aggressive di quantitative easing.

Di fatto, grazie a questa straordinaria manovra i vari Governi dell’UE possono sostenere l’economia dei propri Paesi con prestiti e mutui, le banche ricevono liquidità con tassi d’interesse negativi, lo spread è sotto controllo e così anche i debiti pubblici dei singoli Stati (almeno per il momento).

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