L'investitore triste

L’investitore triste

L’aver parlato con il commercialista mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Non perché mi abbia portato brutte notizie a livello di spese, ma perché mi ha demoralizzato.

Partiamo dall’inizio

Qualche giorno fa sono andato dal commercialista per portare tutte le carte per la dichiarazione dei redditi. Trattasi di un mio coetaneo (35 anni) e amico.

Ogni passaggio in studio da lui è molto divertente perché parliamo del più e del meno, dall’allevare galline al programmare le vacanze.

Più ci parlo e più penso che abbiamo molto in comune.

Tutto tranne una cosa. Il coraggio di pensare outside the box. Soprattutto nel campo degli investimenti.

Poco prima di congedarmi per lasciarlo al suo lavoro gli ho sottoposto il quesito che mi aveva fatto un lettore riguardo Degiro (commento qui). Tralasciando la risposta, che ho già riportato nel link precedente, mi ha destabilizzato il suo discorso successivo.

Si è seduto bene sulla sedia ed ha iniziato una frase con il tono di un medico che deve dare una brutta notizia: “Ma… non so quanto te ne intenda tu di investimenti. Però sono molto rischiosi. A parte i dividendi, le perdite in conto capitale possono essere grandissime, anche di tutto il capitale investito”.

Investire in borsa è quasi come giocare d’azzardo. E’ una scommessa continua perché alla fin fine, per quanto tu sappia leggere bene i bilanci non saprai mai cosa accade realmente dietro le quinte della società.”

Game over. Quando una persona paragona l’investimento al gioco d’azzardo, per quanto mi riguarda la discussione finisce lì.

Non perché abbia la volontà di cancellarlo dalla lista delle amicizie, ma solo perché se una persona ha una posizione così forte ed estrema, il gap tra le nostre visioni è troppo grande. Incolmabile.

Alche ho cercato di chiudere quanto prima la discussione tranquillizzandolo sul fatto che lo faccio con pochi soldi e per divertimento.

Se gli avessi accennato che pianifico di rendere gli investimenti la mia unica fonte di sostentamento entro i prossimi anni, gli sarebbe venuto un coccolone o mi avrebbe prenotato un T.S.A.

La storia sarà diversa quando avrò i numeri dalla mia parte. Allora parleranno loro per me e forse qualche convinzione vacillerà.

Fino ad allora è fondamentale scegliere le battaglie da combattere, e questa di sicuro non era una di quelle.

Riflettiamoci

Questo non toglie che mi siano partite un sacco di riflessioni a riguardo.

Come può una persona nel 2020, con libero accesso alle informazioni non porsi neanche il minimo dubbio che forse l’investimento non sia la stessa cosa di giocare d’azzardo?

Se vedi 10 persone giocare ad un gioco al quale 9 perdono sempre e 1 vince sempre, cosa pensi? Puoi ragionare in due modi:

  1. A quel gioco si perde sempre, è impossibile vincere e se ti butti nella mischia è solo per divertimento, tanto il 90% perde sempre (e sono sempre gli stessi).
  2. Prima ti informi sulle regole del gioco. Poi osservi come giocano le persone coinvolte. Una volta decretata l’assurdità delle mosse dei 9 perdenti compulsivi ti concentri sull’unico che vince sempre. Le sue mosse hanno un senso. Ti unisci al gruppo. Ora ci sono 9 perdenti e 2 vincitori.

It’s so simple

Questo vale per tutti gli aspetti della vita (leggete qui la mia esperienza).

Come canta Ligabue

Si può però morire. Vivendo sempre e solo per sentito dire

Ligabue – Happy Hour

In realtà per quanto stupido ottuso e insensato possa sembrare, il mondo va avanti così. Le persone vanno avanti per inerzia il più possibile, allergiche al cambiamento.

Ma io so che l’investimento…

Certo, noi sappiamo che l’investimento è uno dei migliori metodi per generare una rendita passiva e che se si seguono certe strategie basilari il rischio di perdita è limitato (ma mai nullo, ricordatelo!).

Il problema è che quando noi raggiungiamo una consapevolezza, pensiamo di essere gli ultimi stupidi ad essere saliti a bordo del carro della conoscenza e che tutti gli altri attorno a noi ne fossero già consapevoli (almeno, a me succede sempre così!).

Questa convinzione si sgretola una volta che, belli baldanzosi, iniziamo un dialogo credendo di trovare un interlocutore interessato e invece ci scontriamo con un muro di cemento.

Niente riflessioni, niente ascolto. Solo preconcetti.

Quando noi cambiamo, il mondo cambia. Ma muta solo ai nostri occhi, per tutti gli altri rimane sempre lo stesso.

Tornando dal Canada

La stessa identica sensazione l’avevamo avuta io e mia moglie al rientro dal Canada. Abbiamo passato 6 mesi con una Working Holiday Visa a Calgary cercando di rendere ogni giorno speciale.

Il fatto di avere una finestra di tempo definita ha molto aiutato il riuscire ad adottare questo stile di vita.

Fatto sta che pochi giorni dopo il nostro rientro in Italia abbiamo organizzato una grigliata di famiglia, tutti gasati per lo scambio di esperienze e idee che avremmo avuto.

In realtà si è rivelata una mezza delusione, per colpa esclusivamente nostra. Davamo per scontato che anche i nostri parenti fossero cambiati al nostro stesso passo. Invece quello che per noi è stato in 6 mesi, a loro richiederà decenni o magari non avverrà mai.

Da questo punto di vista sono stato fortunatissimo a poter condividere l’esperienza con un’altra persona, altrimenti al ritorno sarei stato un leone in gabbia, subito pronto a ripartire per cercare comprensione!

Tutto questo per dire che

Tutto questo per farvi capire e per farmi ricordare che se gli altri non capiscono i nostri discorsi/atteggiamenti/progetti… ci sta! Non è colpa loro e neanche nostra. Semplicemente stiamo viaggiando a velocità diverse in periodi diversi della vita.

Quel/quei rapporti però, se continueranno, dovranno continuare a basarsi sui vecchi punti in comune, cosa che richiederà uno sforzo da parte vostra. Dovrete difatti mettere da parte il vostro nuovo io.

Personalmente ho vissuto e sto vivendo questa situazione. Ho pochi amici ma molto stretti (dai tempi delle elementari) e di certo non ho intenzione di perderli a causa di questa mia evoluzione.

Sto ben attento però a non mischiare piacere e “lavoro” perchè so già che certi discorsi andrebbero a finire direttamente nel cesso (soprattutto dopo troppo vino).

E quindi come fare? Con chi parlarne?

Eh, bella lì! Questo è un gran bel problema. Creare una compagnia di persone like-minded (cioè che la pensano allo stesso modo) è fondamentale per dare un’impennata ulteriore alla crescita.

In questo ambito stavo vagando a fari spenti nella notte, ignorando completamente come poter iniziare a creare un gruppo del genere.

Fortuna vuole che in queste settimane sia stato raggiunto da ben tre persone via mail (Luca, Gianluca, Ricky e Marco) che mi hanno fatto capire come questo tipo di assembramento possa diventare abbastanza naturale e che le persone simili alla fine si cercano e si trovano.

Quindi avanti così!

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