Imprenditore che cammina

Nessuno dubita che un bambino, prima o poi, inizierà a camminare

Partiamo con un racconto, come piace a noi!

Ieri sera, mentre stavamo preparando la tavola, avevo in mano un piatto ed ho visto mia figlia di un anno e mezzo avvicinarsi con le braccia protese verso di me.

Ho ben presto capito che non voleva essere presa in braccio, ma voleva aiutare nelle operazioni di preparazione e chiedeva che le venisse dato il piatto per portarlo a tavola.

Sulle prime ero scettico, non avevo idea dell’esito di tale “esperimento“.

Grazie anche alla sua insistenza, ha preso il sopravvento la modalità “perché no!“.

E per fortuna!

Dopo aver preso in mano il piatto è corsa verso il tavolo, si è messa in punta di piedi e lo ha spinto al suo posto.

Subito dopo ha ripetuto l’operazione con il piatto di sua mamma.

Il bello dei bambini è devono imparare tutto, anche quello che possono e quello che non possono fare.

Questa loro “ignoranza proattiva” spinge loro a spostare il limite sempre più in là, fino a quando lo loro capacità glielo permettono.

Che peccato sarebbe stato se…

Se non le avessi dato in mano il piatto e mi fossi arrangiato, sarebbe aumentato in lei il senso di inferiorità e diminuita l’autostima.

Avrei riversato su di lei i mei preconcetti errati che mi facevano pensare: “Figurati, a un anno e mezzo di sicuro farà cadere il piatto rompendolo”.

E questi preconcetti sarebbero diventati anche i suoi: “Figurati se ce la faccio a portare il piatto a tavola, lo farei cadere di sicuro”.

In ogni caso, prima o poi, avrebbe ugualmente imparato anche lei a preparare la tavola. Non è una questione di saperlo o non saperlo fare, ma di quando prendere consapevolezza che se ne hanno le capacità.

Questo perché vedono i genitori continuare a farlo e non vedono un buon motivo per non esserne all’altezza.

L’imprenditore fai da te

Una persona che vuole diventare imprenditore è come un neonato che cerca di capire i limiti e le sue capacità, provando ad interagire con l’ambiente circostante.

Solo che tutte le persone che lo circondano non pensano “Non è una questione di saperlo o non saperlo fare, ma di quando prendere consapevolezza che se ne hanno le capacità”, quindi non gli danno fiducia e non lo rassicurano dicendogli che, se proprio vuole farlo, prima o poi ci riuscirà.

Anzi, provano subito a riempirlo dei preconcetti che sono in realtà i loro, tramandati dalla famiglia e dalla società.

Se vuoi diventare un imprenditore devi lavorare giorno e notte
Niente ferie mai
E poi se le cose ti vanno male?
Non stai bene lì dove sei?
Guadagnerai pochissimo
Morirai di fame
E le tasse?
E i week-end?

Business woman working i a week-end
E i week-end?

Questo ci porta al secondo paragone con i neonati!

Avete mai visto un genitore preoccupato del fatto che il bambino non inizi a camminare (in situazioni fisiologiche, ovviamente)?

Se non cammina entro i 10 mesi oppure se continua a cadere il genitore rimane comunque certo del fatto che prima o poi ce la farà. Non dirà mai “eh, mio figlio non è fatto per camminare, gattona e si trova meglio”.

Questo per due motivi:

  1. Come detto prima i bambini non sanno di avere limiti
  2. Tutti camminano, quindi anche mio figlio ce la farà

Nella vita adulta purtroppo non si è così fortunati da avere qualcuno che ci da fiducia incondizionata e che attende pazientemente tutti i nostri tentativi e i nostri fallimenti fino a quando troveremo la nostra strada.

Se provi a fondare un business e va male, è meglio smettere! Che senso ha riprovare? Solo per sprecare tempo e soldi?

Sarebbe come dire ad un bambino: “Hai provato a camminare e sei caduto. Basta, dai. Continua a gattonare che è più comodo. Difficilmente puoi cadere e in ogni caso ti faresti meno male”.

Tutto è visto dalla prospettiva della società dei dipendenti

Tutto questo è dovuto al fatto che la mentalità delle persone è di tipo dipendente.

Non provare, non rischiare, gioca sul sicuro che tanto non ce la faresti. Continua a gattonare che è meglio.

Con questo non sto dicendo che lavorare come dipendenti sia il male. Tutt’ora io sono un dipendente, ma utilizzo questi anni della mia vita per gettare le basi del futuro, cercando di diventare indipendente il prima possibile.

Non lavoro per arrivare al week-end

L’unica cosa che abbandonerò quando mi licenzierò (già inizio a cullare il momento!) è il falso senso di sicurezza che viene dato dalla certezza dello stipendio e delle ferie.

Basti pensare ai negozi che purtroppo a causa di questa crisi del Coronavirus dovranno chiudere. I dipendenti che fine faranno? Fino a inizio marzo si sentivano sicuri, ora sono nelle mani del governo e dei suoi aiuti (fidarsi sarebbe bello).

Cambiando prospettiva

Dalla prospettiva di chi cammina invece, tutto è ribaltato.

Vedono quelli che gattonano e dicono: “Cavoli ragazzi, perché non provate a camminare? E’ una figata, potete correre, saltare, muovervi molto più velocemente… Avete un potenziale incredibile, è un peccato lasciarlo inespresso a causa dei preconcetti degli altri. Certo, cadrete, ma poi tornerete a camminare!”


Non so voi, ma io non ho mai visto nessuno tornare a gattonare, anche dopo cadute paurose.


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