Abbonarsi a qualsiasi cosa

Abbonarsi a qualsiasi cosa

Prima della fine della telefonata con il venditore della Vodafone per cambiare il contratto di internet (chi segue il podcast lo sa), mi ha chiesto se volevo abbonarmi ad un servizio di buoni sconto, gratis il primo mese e poi a 1.99€ dal secondo in poi.

Questo includeva dei buoni di 5-10€ in determinati distributori di benzina, biglietti gratis per il cinema, sconti nei ristoranti ecc.

Per non sbagliare ho detto no, ma mi è rimasto il dubbio del come fosse possibile offrire un servizio del genere ad un prezzo così basso.

Che gli abbonamenti siano il futuro perché ti permettono di avere un flusso di cassa periodico fisso, mi era già chiaro. Però avevo l’impressione che non potesse esserci del guadagno da parte loro.

Capiamo il perché

L’utilità per un’azienda di vendere abbonamenti ai suoi clienti la possiamo vedere analizzando il caso più famoso, ovvero Amazon Prime.

Sappiamo benissimo che Prime ci garantisce, principalmente, la consegna gratuita e in 1/2 giorni lavorativi su tutti i prodotti “Prime”. Aggiunge inoltre la possibilità di vedere Amazon Prime Video, di accedere in anticipo agli sconti del Black Friday e molto altro.

I costi

All’uscita in Italia ricordo che costava 19.99€ all’anno, cifra ridicola per quel che offriva. All’epoca ordinavo moltissimo su Amazon e bastavano ben pochi acquisti per coprire le spese dell’abbonamento.

Ovviamente l’avevo attivato.

Dopo qualche tempo in cui annualmente mi arrivata la notifica di avvenuto pagamento per l’abbonamento Prime a 19.99€, la svolta…

Il tuo abbonamento Prime è stato rinnovato per 36€… WHAAAT?

Già! Senza tanti proclami l’abbonamento era quasi raddoppiato. Ma ormai per quel che offriva, la gente era ben disposta a sopportare questo incremento di prezzo (tranne il sottoscritto che lo ha subito disdetto).

Psicologicamente infatti, aumentare il prezzo su un servizio del genere ti porta a pensare che ne aumenti il valore e quindi che ne valga la pena. Se con 19.99€ era così, chissà con 36€!

E conosco un sacco di gente che attualmente non sa quanto costi Amazon Prime (credono ancora sia a 19.99) e addirittura se sono abbonati o no…

In ogni caso, a titolo informativo, ora costa 47.88€ all’anno (3.99€ al mese). Guardare qui per credere.

Andiamo oltre!

Amazon Prime come tutti i modelli ad abbonamento è

Il miglior modo per consolidare la già tenace presa di questi colossi sui nostri portafogli

Joh Warrillow – Il cliente Automatico
In che senso?
In che senso aumentano la presa sul nostro portafoglio?

Secondo una ricerca di MorningStar, l’abbonato medio di Prime attualmente spende 1.224 dollari all’anno su Amazon, rispetto ai 505 del non abbonato.

Tutto ciò sembra suggerire che una volta che il cliente diventa Prime, si fidelizzi molto di più.

Allora perché non abbassarne il costo?

Abbassiamo il costo così aumentiamo la massa di iscritti e di conseguenza gli utili, direte voi.

Non è così semplice. Spendendo 47.88€ (155.88 dollari in America) il cliente vuole avere qualcosa che valga tutti quei soldi.

Ci troviamo quindi a confrontare su Amazon qualsiasi oggetto per vedere se il prezzo è migliore rispetto all’offerta che stavamo analizzando, di modo da poter ammortizzare il costo dell’abbonamento.

Conoscendo la varietà dell’offerta e l’aggressività dei prezzi di Amazon, quasi sempre l’ordine verrà effettuato su quella piattaforma.

Ecco spiegato perché aumenta la morsa sui nostri portafogli. Semplice e diabolico.

Altri esempi

Altri esempi che possiamo trovare sono quelli nei quali pagando un prezzo relativamente basso ci facciamo arrivare a casa periodicamente degli oggetti (lamette da barba, detersivi ecc.) o attiviamo una scheda che ci da diritto a degli sconti (come detto ad inizio articolo).

Come fanno a campare vendendo un abbonamento a 1.99€ che ci garantisce delle scontistiche e dei trattamenti privilegiati in determinati negozi o hotel?

Semplice, non campano!

O meglio, non campano solo di quello.

Il basso prezzo mensile e gli ipotetici vantaggi che si otterranno ci fanno diventare dei bersagli di marketing umani dove le nostre preferenze e i nostri comportamenti vengono utilizzati contro di noi.

Facendo si che degli esperti del settore ci conoscano sempre meglio, infatti, fa si che inizino a proporci offerte così mirate ed allettanti che la possibilità di rifiuto diventa davvero bassa.

Un po’ come la tessera fedeltà del supermercato. Quella serviva per avere dei dati grezzi, ad esempio capire in che giorno della settimana un soggetto maschio con età compresa tra i 30 e i 50 compra il pollo allo spiedo.
Possono così preparare più scorte nei giorni caldi e magari piazzare un’offerta 3×2.

Le offerte di adesso invece sono così strutturate e complesse che il solo pensiero di quanto siano tracciati i nostri comportamenti mi fa paura.

Si dice infatti che l’avvento dei Big Data renderà inutile l’analisi statistica dei dati in determinati settori.

A cosa mi serve avere dei dati statistici, quindi ipotetici, quando posso avere dei dati precisi utilizzando i Big Data?

E il tutto è stato così ben studiato che per spronarci a farci tracciare sempre più o ci offrono un servizio eccellente (Google, Gmail, Facebook ecc.) o offrono un servizio di media qualità… ma ce lo fanno pagare! Così ci sentiamo in dovere morale di usarlo!

Quando si iniziano a capire le regole del gioco, si vede tutto con occhi differenti!

Altre risorse

Il mio articolo su “La genialità di Halloween

Si può vivere di Fiverr? Ascoltiamo chi ce l’ha fatta.

Ricordo il mio podcastDiventerò Milionario – on the road

Qui il libro “Il cliente Automatico di Warrillow

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